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Nella politica italiana, tutto sembra cambiare senza che nulla cambi Nella politica italiana, tutto sembra cambiare senza che nulla cambi
by Newropeans-Magazine
2008-02-15 09:26:30
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È incredibile come il quadro politico, in Italia, sembri evolvere di giorno in giorno: una serie vorticosa di annunci, contro-annunci, mosse e contromosse.

Non so se ci sia qualche cosa di nuovo nel campo dell'offerta politica, ma certamente è nuovo il tipo di pre-campagna elettorale, sono nuovi i modi di muoversi e di comunicare da parte dei partiti, e tutto questo nonostante la legge elettorale sia la stessa del 2006.

Oggi, in « Politica e dintorni » e su Newropeans Magazine, ci fermiamo un attimo, socchiudiamo gli occhi e facciamo mentre locale, cercando di mettere insieme il complicato puzzle della politica italiana.

Diciamo che è un puzzle da mille pezzi, ma è un po' come se, aprendo la scatola, ne trovassimo molti già insieme, e le cose si facessero quindi un po' più chiare, più semplici. Senza che nessuno lo abbia voluto, però: solo una macchina che non ha funzionato bene, che non ha tagliato fino in fondo. Noi dovremmo staccarli e mischiare, a voler essere corretti. Ma non lo facciamo.

Dunque: verso sinistra, ma non molto distante dal centro, c'è una zona nella quale si riconosce il volto di Veltroni, poi ci sono ancora dei dettagli che ci lasciano intuire la presenza di Prodi. Logico: Veltroni è il segretario del neonato Partito Democratico, Prodi ne è il presidente e dice di voler aiutare Veltroni. Veltroni preferirebbe che Prodi se ne stesse ben ben nascosto, ma non sarà così: fatto sta che dopo l'esperienza del governo Prodi, dopo il crollo verticale dei consensi, il professore è ancora più ingombrante. E comunque, Veltroni non poteva riproporre la stessa alleanza di prima, doveva inventare qualcosa che facesse pensare ad una svolta.

E così, annuncia: « Correremo da soli », e sfida Berlusconi a fare altrettanto. Il Cavaliere la prende sul ridere, dice « tu sei obbligato a fare questa scelta per salvare il salvabile, io no, io ho governato per cinque anni con una coalizione che si è divisa sulle tattiche, sui messaggi, ma non sull'applicazione del programma... ». Stessa risposta, corale, da parte di AN, Lega, Udc. Poi però si apre il dibattito sui partiti minori, la Lega dice che sarebbe il caso di presentarsi solo con i quattro partiti fondatori della Casa delle Libertà, sembra d'accordo AN, forse anche l'Udc, ma pochi giorni dopo Berlusconi spariglia, di nuovo: lancia - in anticipo rispetto ai tempi previsti - il suo partito unico, dopo averne parlato con Fini e Bossi, e credo anche con Casini. Il « Popolo Della Libertà » non sarà ancora un partito unico quando si voterà, ma poco cambierà: un unico simbolo, un unico gruppo parlamentare, decisioni a maggioranza.

Insomma il PD da una parte, il PDL dall'altra (federato con la Lega, in quanto partito regionale: Fini lo compara al rapporto tra la CDU tedesca e la CSU bavarese). In pratica, l'Italia si avvia al bipartitismo, il quadro sembra già abbastanza chiaro. In realtà però mancano ancora molti pezzi al nostro puzzle. Da sinistra - più a sinista, verso il bordo - compare il volto di Diliberto: il segretario del Pdci conferma che ci sarà una sfida a sinistra, il PD contro la sinistra. Il che lascerebbe pensare a un'alleanza tra Rifondazione, lo stesso Pdci, e gli altri della sinistra. Ma le cose non sono ancora così chiare, mancano molti pezzi. Diliberto dice addirittura che dopo il voto Berlusconi e Veltroni faranno il governo insieme. Sembra poco credibile, a meno che si verifichi di nuovo un pareggio, come nel 2006. Torniamo al centro: è nata la « Rosa bianca », con Savino Pezzotta, ex leader della Cisl, uno dei tre massimi sindacati italiani, e con Baccini e Tabacci, due nomi importanti che sono appena usciti dall'UDC. E la stessa UDC non ha ancora deciso se confluire o meno nel PDL, il quasi-partito unico del centrodestra.

Terribilmente difficile, questo puzzle. Riassumendo: a sinistra c'è Diliberto, uno che è comunista da quando era nel grembo materno, poi c'è Bertinotti che, partendo da posizioni socialiste, entrò nel PCI negli anni '70, e ne dirige la parte restante, quella che non volle rinunciare al nome « comunista » dopo il crollo del muro di Berlino. Il segretario di Rifondazione Comunista negli ultimi due anni ha fatto il presidente della Camera. Poi c'è il PD, guidato da Walter Veltroni « l'americano », anch'egli comunista sin da ragazzino: iscritto alla Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani, eletto in Consiglio Comunale a Roma per il PCI nel '76 (aveva 21 anni), ha accompagnato il partito nelle varie peripezie, le trasformazioni da PCI in PDS, poi DS, ed ora la fusione con la Margherita per creare il PD. Come detto, Veltroni è in compagnia di molti personaggi del governo uscente: dallo stesso Prodi, a Parisi, a Rosy Bindi, al suo predecessore come sindaco di Roma, Rutelli. Già, il PD è il partito dei sindaci di Roma, mentre nel PDL ci sono gli ultimi sindaci di Milano.

Non è nuovo Veltroni, non è nuovo Berlusconi, non è nuovo il bipolarismo Milano-Roma. Non sono nuove le titubanze dell'UDC o di Rifondazione, i negoziati, le operazioni di « maquillage » e di riallocazione. Sarà comunque nuovo lo scenario, al momento del voto: una gara a due (PD - PDL) per il primo e secondo posto, una gara a due (sinistra e « Rosa bianca », se si alleasse con l'UDC) per il terzo e quarto posto, e almeno un paio di sorprese possibili a sinistra e a destra. I messaggi della campagna elettorale avranno probabilmente un'impronta di concretezza: pochi punti, chiari, alcune proposte di legge per dare risposte concrete, secondo i preannunci del PDL, e certamente il PD tenterà di fare lo stesso. Per non ricadere nell'errore del 2006, quel programma di oltre 260 pagine che poteva essere variamente interpretato ed aveva la chiarezza di un Trattato europeo. Ma, dicevo... Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Diliberto, Bossi, Casini: cambia davvero qualcosa?

Forse nei temi, nei modi di comunicare, ma continua a non esserci rinnovamento del personale, nei partiti. In questo scenario, le due novità sono rappresentate da Savino Pezzotta, al centro (ma ha una certa età, anche lui) e dalla Destra di Storace: leader della corrente romana e anti-leghista in AN, Storace ne è uscito per creare un partito ispirato alla « destra sociale », ha cercato consensi al nord parlando di federalismo (tanto da reclutare l'economista Pagliarini, uno degli estensori del programma federalista della Lega), ed ora ha annunciato che il partito correrà da solo, tra l'altro presentando l'unica donna candidata a guidare il Paese: Daniela Santanché. Relativamente giovane (47 anni), settentrionale, divorziata, è stata assessore in un comune siciliano, consigliere provinciale a Milano, prima donna nella storia italiana ad essere nominata relatore per la legge finanziaria.

Ma è nota soprattutto per la sua difesa dei diritti delle donne musulmane, e per le aggressioni e minacce che ne sono seguite (quando arrivò, nella sua casella alla Camera dei Deputati, una lettera da Londra, in arabo e inglese, nella quale lei veniva accomunata a Theo Van Gogh e Ayan Hirsi Ali e minacciata a sua volta di morte, il Prefetto di Milano decise di affidarle una scorta). La candidatura della Santanché sembra una buona idea: resta da vedere con quale programma, e quanto spazio riuscirà ad ottenere. E pare comunque di capire che, come ai vecchi tempi, i giochi si faranno in Parlamento, ben dopo le elezioni.

   
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Comments(1)
Get it off your chest
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Emanuel Paparella2008-02-15 09:47:11
Per ricalcare il titolo di questo articolo, nel Gattopardo di Lampedusa c’è una scena famosa dove il principe di Salina rivela un segreto al suo nipote Tancredi che combatte per una nuova società con Garibaldi, ed è questo: in Sicilia bisogna cambiare tutto così che nulla cambi. Credo che tale profezia si sia avverata ripetutamente nella politica italiana a partire dalla sua unificazione. Indubbiamente, coloro che si rifiutano di meditare la loro storia sono condannati a ripeterla. C’è poi la scena del film I Tre Fratelli di Francesco Rosa in cui i tre fratelli (il liberale, il comunista e il democratito cristiano) si ritrovano per il funerale della madre e alla fine del film proseguoni in processione con la bara della madre sulle loro spalle. Una metafora interessante: la madre che viene seppelita non è altra che l’Italia.


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