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 Ferrari-McLaren: una sentenza che delude, un intrigo che ispira Ferrari-McLaren: una sentenza che delude, un intrigo che ispira
by Newropeans-Magazine
2007-09-23 09:40:26
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Mi accuseranno di essere un ferrarista, in quanto italiano: ma poco importa. In fondo, ogni volta che mi capita di difendere il Papa danno per scontato che io sia cattolico (sempre in quanto italiano), e allora ci si abitua. Alla fine, se amano semplificare, saranno fatti loro.

Per tornare alla Formula uno, non è che mi affascini più di tanto guardare delle automobili che fanno un giro di pista dopo l'altro... Mio fratello mi batteva sempre, quando gareggiavamo con le automobiline, ma poi è anche l'idea del giro di pista che mi annoia: quando correvo, andavo bene nella campestre, malissimo su pista.

E allora, se una cosa mi annoia, perché parlarne qui, in “Politica e dintorni”, su Radio Sound e Newropeans Magazine?

Forse perché mi affascinano tribunali e sentenze, e mi irritano quelle illogiche o ingiuste. Mi irrita la ricerca del compromesso anche quando si tratta di giustizia, ecco.

Forse perché spesso il magistrato mira alla “compatibilità sociale” di una sentenza, mentre un giornalista la vuole unicamente legata alla verità dei fatti.

Sarà anche che abbiamo responsabilità e punti di vista diversi, però...

Il fatto è che la sentenza della Federazione Automobilistica Internazionale sul caso Ferrari-McLaren mi scandalizzava prima, e mi scandalizza ancora.

Certo, la sanzione comminata alla McLaren è pesante: cento milioni di dollari e la cancellazione dei punti conquistati nel campionato costruttori.

Ma i piloti della scuderia britannica mantengono invece i loro punti in classifica, e questo mi sembra strano, addirittura illogico: prima di tutto perché le prove portate dalla Ferrari dimostrano inequivocabilmente che c'era un dialogo serrato tra i piloti e il collaudatore, e che questi sapevano che le innovazioni tecniche in casa McLaren si basavano anche sul frutto dello spionaggio perpetrato contro la Ferrari.

Ma poi, se anche i piloti non avessero saputo nulla: quanta parte di una vittoria è dovuta al pilota, e quanta all'auto? Direi che una quattro ruote, in Formula Uno, incide sulle prestazioni decisamente più delle scarpe di un centometrista.

Se la scuderia ha barato, è difficile far finta che i piloti, invece, abbiano vinto le loro gare indipendentemente dall'auto.

Avrebbero dovuto essere puniti perché sapevano e partecipavano. Ma propongo un'alternativa: la Mc Laren ha spiato, ha barato? E allora, la si escluda dalle gare di quest'anno: non solo retroattivamente, ma anche per le gare restanti. E si facciano concorrere i piloti su vetture di un'altra scuderia. Non sarebe più giusto, più sportivo? Condonerei pure la mega-multa alla Mc Laren, in questo caso: basterebbe il danno economico dovuto all'esclusione dalle gare (ritiro degli sponsor, eccetera).

E invece no, hanno preso una decisione che non è carne né pesce, e mi viene il sospetto che sia dovuto a due esigenze: salvare il circo della Formula Uno, e ricompensare i testimoni - almeno Alonso e De la Rosa, che alla fine hanno collaborato con gli inquirenti -.

E ricompensare i testimoni, quando questi sono complici, non mi pare corretto: non così, comunque, non facendo finta che, per loro, non sia successo niente. Potevano meritare uno sconto di pena, al massimo.

Poi, non si è tenuto conto delle aggravanti: il patron della Mc Laren, in occasione del primo processo, aveva giurato e ri-giurato, guardando dritto negli occhi anche i vecchi amici, che le informazioni carpite alla Ferrari non erano state tenuto in conto, che quei segreti non erano stati usati, che l'auto non aveva tratto vantaggi... Era già difficile crederci, ma ora e-mail ed sms presentati nel nuovo processo dimostrano inequivocabilmente che il patron della McLaren aveva mentito. E in un mondo serio, chi mente nel corso di un processo viene punito. Ma oltre a mentire, aveva tentato di mettere nell'angolo Fernando Alonso: il pilota, diceva - e dicono i tabloid britannici - aveva tentato di ricattarlo. Accusa poi smentita, ma chiaramente volta a isolare chi aveva finito per confessare.

Un'altra ragione per stupirmi di fronte alla benevolenza dimostrata dalla FIA nei confronti della McLaren.

E però, al di là della Formula Uno, mi sorge un'altra domanda: il dipendente è tenuto all'omertà? Voglio dire: in casa Mc Laren, benché ora lo neghino, hanno finito per considerare Fernando Alonso un “traditore”. Allora, se io lavoro in un'azienda e so per esempio che inquina, che non rispetta le leggi a tutela dell'ambiente, devo tacere? Fior di sentenze, in mezza Europa, dicono che non è così, che non è valido il licenziamento per infedeltà del dipendente che ha denunciato l'illegalità dell'azienda: mezza Europa, perché c'è un'altra parte del continente nella quale i diritti del lavoratore (e anche i suoi doveri) sono regolarmente calpestati.

Considerazioni che ci portano molto lontano... Ma è per questo che mi interessa questa vicenda di spionaggio nella Formula Uno: perché è come un libro pieno pieno... Carlo Dossi diceva “mi piacciono i libri gravidi di pensieri, perché dal leggerli passo inavvertitamente a pensare per conto mio” (o qualcosa del genere).

Ecco, anch'io.

Alla prossima.

Diego Malcangi
Milano (Italia)


    
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Comments(1)
Get it off your chest
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Emanuel Paparella2007-09-23 13:43:28
Il suo articolo sullo spionaggio industriale ha portato anche me molto lontano...Non c'è dubbio, Signor Malcangi, ci sono coloro che semplificano con una pagina o giudicano il libro dal suo titolo od il suo autore (se difendi il Papa sei un Papalino...) e quelli che scrivono libri gravidi di pensiero su argomenti che rifiutano la semplificazione ed inducono seri pensieri in seri lettori. Spesso questiultimi non sono ben accettati in giornali e riviste che amano semplificare ed aumentare la circolazione dacchè si rifiutano di semplificare e scrivere articoli di meno di 700 parole. Generalmente il superficiale è colui che semplifica e non legge libri filosofici. Ma non è sempre così. A volte colui che scive una pagina è il genio (un Einstein che scopre la legge della relatività tra tempo e spazio e la descrive con una semplice formula matematica: E=mc2) e colui che scrive 500 pagine di trivialità e luoghi comuni è il ciarlatano. Ovviamente, è questione di saper distinguere il genio dal ciarlatano od il profeta dal futurista.


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